CONSCIENTIA – Orizzonte conoscitivo
Oltre la frammentazione disciplinare: la conoscenza, il suo confine e le forme del sapere.
Agnitio termini scientiam in infinitum liberat.
SOPHIA NOVA
CONSCIENTIA è l’orizzonte conoscitivo di SOPHIA NOVA. È lo spazio dedicato alla riflessione critica sui fondamenti della conoscenza (gnoseologia), e a fortiori sui metodi e limiti attuali delle branche della scienza (epistemologia).
In questa missione, ci orienta un unico orizzonte, mobile e circolare. È un confine invalicabile, che si pone come condizione inappropriabile e tuttavia operante di ogni esperienza conoscitiva.
Un’unica, incontrovertibile legge a cui abbiamo dato un nome: HORIONOMIA, la legge del confine (ὅριον , confine + νόμος, legge). Indica la ragione per cui il cammino della conoscenza non può che essere interminabile e la ricerca della scienza inesauribile.
HORIONOMIA: LA LEGGE DEL CONFINE
Nell’esperienza di chi ricerca senza ὕβρις si manifesta la legge di un confine invalicabile: l’infondamento originario del conoscere.
Appare nella differenza costitutiva
tra LE INTUIZIONI CREATIVE della conoscenza
e Le forme razionalI del sapere,
e rende inFINITO il cammino dellA PRIMA
e transitorie le certezze deL SECONDO.
È l’orizzonte circolare che orienta:
mobile, irraggiungibile, ma sempre presente.
francesco chillemi
SOPHIA NOVA INFOUNDER
IL DIVARIO INCOLMABILE TRA CONOSCENZA E SAPERE
HORIONOMIA affiora nel divario necessariamente incolmabile tra la conoscenza (ossia gli atti performativi del conoscere) e il sapere (ossia le forme in cui ogni esperienza conoscitiva si articola, configura e stabilizza).
È proprio questa differenza a spiegare perché
nessuna branca del sapere riesca ad auto-fondarsi.
Da questa constatazione scaturisce la posizione dell’INFOUNDER: non un soggetto fondativo, ma il testimone di un pensiero in cui l’atto conoscitivo non si fonda, bensì mostra se stesso nella propria performatività evenemenziale.
La matematica incontra quest’impossibilità nei propri risultati limitativi: Gödel (1931), Tarski (1933), Church-Turing (1936) mostrano rigorosamente che nessun sistema formale sufficientemente espressivo può chiudersi su se stesso — né sul piano della dimostrazione, né della verità, né del calcolo.
Le scienze naturali nella costitutiva dipendenza delle teorie da scelte interpretative, nella sottodeterminazione empirica dei modelli, nella discontinuità storica dei paradigmi e nell’assenza di un metodo unitario capace di governarli dall’esterno.
Gli studi umanistici e sociali nell’impossibilità di separare il soggetto conoscente dal campo che indaga: ogni descrizione trasforma il descritto; ogni metodo porta le tracce di ciò che voleva neutralizzare.
Oggi, questa impossibilità si manifesta con evidenza inedita nell’informatica — il campo più potente e pervasivo del sapere e della cultura del nostro tempo. I sistemi che permeano ogni ambito dell’esperienza umana odierna rendono visibile uno iato che non si chiude: calcolano senza comprendere, ottimizzano senza intendere, generano senza riflettere — rivelando, per contrasto, l’eccedenza dell’atto conoscitivo rispetto ad ogni processo computabile.
L’ABBAGLIO RIDUZIONISTA E IL SUO ANTIDOTO
Quando tuttavia una disciplina si considera autonoma, ignorando i limiti dei propri strumenti (linguaggi e tecnologie) e la transitorietà delle proprie forme (sistemi, teorie e formule), si irrigidisce in dogma e rallenta il suo accrescimento.
L’antidoto a QUESTO abbaglio DEL PENSIERO VIENE dal riconoscimento di un fenomeno inevitabile: OGNI processo di conoscenza non È ESAURITO DAl suo prodotto.
il SAPERE conosciuto è sempre ex post acto.
perciÒ, l’atto CHE HA PERFORMATO un dato SAPERE non può essere iscritto nella forma configurata, né descritto dai passaggi esatti della dimostrazione, Né spiegato dalla teoria elaborata.
ogni disciplina DERIVA STORICAMENTE DA ALTRE. IN OCCIDENTE, TUTTE SONO RADICATE NELLA LOGICA DELLA FILOSOFIA GRECA, che diede struttura concettuale ed assiomatica alla MATEMATICA PRE-ESISTENTE — TRASFOMANDOLA NEL linguaggio privilegiato della FUTURA scienza.
euclide, Iniziatore della geometria, concepì La pura astrazione della linea senza spessore per calcolare le superfici. Similmente, GAlileo, iniziatore della scienza moderna, concepì il moto rettilineo uniforme — inosservabile in natura — per calcolare i moti.
giuseppe longo (matematico ed epistemologo, CNRS / ENS PariS) docet.
A SUA VOLTA, LA FILOSOFIA, INIZIATA STRICTU SENSU con l’opera scritta di PLATONE, È costitutivamente legata ALLA SEQUENZIALITÀ ANALITICA introdotta DaLLA SCRITTURA ALFABETICA — la condizione di possibilità del pensiero sistematico, inauguratO da aristotele.
dal canto suo, l’ALFABETO fu inventato come trascrizione sonora della voce, in alternativa ad altre forme di scrittura del sapere orale (pittogrammi, ideogrammi, logogrammi, fonogrammi).
GLI ESSERI UMANI sono stati sia soggetti di tali scritture (iN quanto loro creatori) sia soggetti ad esse (in quanto il modo di pensare e concepire il REALE è stato segnato da tali strumenti linguistici). Gli esseri umani non sono gli AUTORI, programmaticamente consapevoli, deI loro stessi linguaggi. QUESTI ULTIMI NON SONO LENTI NEUTRE DI OSSERVAZIONE MA STRUMENTI DI CONFIGURAZIONE DEL MONDO.
carlo sini (filosofo teoretico, unimi) docet.
APPARE ALLORA UN’evidenza INELIMINABILE:
Il conoscere scaturisce da ATTI intuitivi E GESTI creativI che nessuna Configurazione razionale, da essi generata, è in grado di ricostruire, prevedere ed esprimere appieno — ossia può ricomprendere in LEGGI, MODELLI, formule O SCHEMI.
Così, anche quanto è scritto in questa pagina, non chiude alcun cerchio, ma rimanda alla sua apertura necessaria.
Tale inaccessibilità ad un fondamento non è una mancanza, ma la condizione stessa della conoscenza: è ciò che rende possibile il suo continuo rinnovarsi.
Questo accadimento originario (ossia sempre ricorrente) è rimasto perlopiù inavvertito nei secoli del sapere occidentale. Eppure, si palesa in qualsiasi ambito: filosofico, scientifico, creativo, artistico. Ogni sapere, teorico e pratico, è inscritto in un confine che non può valicare, ma solo frequentare.
.
L‘ECCEDENZA IMMANENTE COME ORIENTAMENTO
Nel lavoro di CONSCIENTIA, SOPHIA NOVA assume allora tale confine non come fallimento, ma come eccedenza immanente tra l’atto generativo del conoscere e la sua formalizzazione. Da qui, si impone l’urgenza della riunificazione del sapere oltre la frammentazione disciplinare.
La condivisione di un unico orizzonte è la condizione di possibilità per una prassi transdisciplinare effettiva ed efficace. È questa la postura epistemica che può consentire di superare i limiti delle discipline e far avanzare il cammino della conoscenza.
il sapere non si ACCUMULA, si attraversa.
ogni sua forma è destinata all’impermanenza,
perché reca nel suo significato anche il suo angolo cieco.
e il limite specifico di ogni forma del sapere è la traccia significante che orienta verso l’oltrepassamento in una nuova forma — ancora immanifesta, ma già in nuce.
UN’UNICA INDAGINE, TRE ITINERARI
L’indagine di CONSCIENTIA intende suscitare connessioni inedite tra discipline, verso un’unità ritrovata del sapere.
Prevede tre itinerari, mirati a:
1. L’albero del sapere
Ogni sapere ha un inizio storico che ne mostra la derivazione. Prima delle discipline, vi sono le domande originarie; prima delle risposte, i gesti del pensiero intuitivo e creativo, che hanno reso e rendono possibile lo studio del reale: l’ambiente e noi stessi.
Perciò, il sapere viene qui presentato secondo una struttura organica, non lineare, che incarna la metafora, antica e sempre viva, dell’albero: radici, tronco, rami e frutti.
La ricostruzione passa per dalle grandi svolte della storia occidentale alla nascita delle discipline moderne. Non per erudire, ma per comprendere come siamo arrivati fin qui — e quali scelte, spesso inconsapevoli, continuano a orientare il nostro modo di conoscere.
2. Dogmi contemporanei
Ogni albero può produrre frutti guasti.
Il pensiero contemporaneo, pur nella sua potenza tecnica, manifesta fratture profonde: riduzionismi, assolutizzazioni metodologiche, relativismi paralizzanti, nichilismi travestiti da rigore.
Qui vengono analizzati gli errori strutturali, non per polemica, ma per chiarezza. Non per demolire, ma per distinguere ciò che illumina da ciò che oscura. Perché riconoscere i guasti è condizione necessaria per non riprodurli.
3. Nuovi varchi epistemici
Quando il confine del conoscibile si palesa e i limiti disciplinari vengono riconosciuti, il dialogo diviene reale e la ricerca torna feconda.
Qui trovano spazio esempi di studi e percorsi contemporanei che mostrano come una ricerca transdisciplinare, rigorosa e non ingenua, possa generare nuovi frutti: connessioni inedite, sinergie non riduttive tra discipline all’apparenza lontane.
Non modelli da imitare, ma segni di possibilità. Il sapere, così vissuto, non è visione autoreferenziale chiusa in se stessa, ma punto fisso da cui dare origine a nuova conoscenza.







