
L’ENIGMA UMANO
Il sapere e la sua ombra
2026 Ore 17:30 Scuola Grande
di San Giovanni
Evangelista
VENEZIA
Dalle origini del pensiero
al mito dell’intelligenza artificiale
- Prima proiezione pubblica del poema audiovisivo «L’Enigma Umano: il sapere e la sua ombra».
- Conversazione sui temi dell’intelligenza umana, dell’AI e del futuro della conoscenza, al crocevia tra scienza, filosofia e arte.
Il panel internazionale
Giuseppe LongoMatematico ed epistemologo – Research Director Emeritus, CNRS École Normale Supérieure, Paris. Membro, Academia Europaea
Giorgio BonaccorsoTeologo ed epistemologo – Professore emerito presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova
Sara LongoStorica dell’arte – Ph.D., Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne – Prix Vitale et Arnold Blokh, 2024
Francesco ChillemiPresidente, SOPHIA NOVA – Filosofo della conoscenza – Ph.D. Rutgers University, USA
Pierluigi SaccoEconomista della cultura – Professore Ordinario, Università di Chieti-Pescara – Senior Advisor, OCSE – Research Affiliate, metaLAB (at) Harvard
La giornata d’esordio
Più di cento persone hanno partecipato all’evento inaugurale di SOPHIA NOVA, nella splendida e pertinente cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: luogo di sapere stratificato nei secoli, in una Venezia città d’acque e ponti, unione di terre e di popoli, ove l’orizzonte è sempre fonte d’ispirazione visibile, seppur irraggiungibile.
La prima proiezione del poema audiovisivo «L’Enigma Umano: il sapere e la sua ombra» ha costituito lo spunto per approfondire l’origine e lo sviluppo del pensiero occidentale nonché la potenza astrattiva delle sue discipline – con le loro lenti linguistiche specifiche, le loro delimitazioni intrinseche, i loro presupposti impliciti e il rischio di irrigidirsi in sistemi di pensiero chiusi e autoreferenziali.
Una comunione di sguardi che ha unito studiosi di filosofia, arte, matematica, scienza e teologia. Perché la conoscenza sia ricerca inesauribile, orientata da un orizzonte condiviso: la ricerca del vero, un cammino infinito nell’ignoto.

In principio, Chillemi ha presentato visione e missione di SOPHIA NOVA: un sapere frammentato genera persone frammentate. Ogni disciplina abbisogna dello sguardo delle altre per illuminare il proprio angolo cieco e non inaridirsi in dogmatismo - come, del resto, ogni persona diviene se stessa solo nell'incontro autentico con le altre. Ricomporre l’unità del sapere significa riscoprire le radici comuni alle discipline occidentali, in una conoscenza intesa come cammino relazionale. Da qui i tre ambiti di azione: CONSCIENTIA (gnoseologia ed epistemologia), INGENIA (produzione creativa) e PAIDEIA (progettazione didattica).
Chillemi ha poi introdotto al pubblico il poema audiovisivo «L’Enigma Umano: il sapere e la sua ombra», ispirato alla teoresi del filosofo Carlo Sini e all’epistemologia del matematico Giuseppe Longo. Una narrazione immersiva, poetica e immaginifica nella genealogia del sapere occidentale, dalla pittura rupestre alla presunta intelligenza artificiale. Un percorso segnato da un processo di astrazione sempre più potente ma sempre meno consapevole di sé - a cominciare dalla fatale distinzione platonica tra anima razionale e corpo sensibile e alla sua ripresa nell’impostazione oggettivante della metafisica aristotelica, esordio del pensiero logico e preludio di quello scientifico. Approfondimento e video integrale nell’articolo dedicato, in fondo alla pagina.

A seguito della proiezione del poema audiovisivo, i relatori hanno riletto il poema da angolazioni diverse.
Pierluigi Sacco: scienza e riflessività
Sacco ha letto il poema come una partitura: la scrittura prescrive la propria vocalizzazione e usa metro, rima, anafora e formula, la tecnologia mnemonica delle culture orali, per raccontare il momento in cui l’alfabeto la rende obsoleta. Con le neuroscienze spiega perché il metro funziona e perché il «reincanto» proposto sia un’ingegneria dell’attenzione, distinta dalle sapienze esoteriche e dalle retoriche cospirative. Ne ricava una diagnosi della crisi dell’autorità scientifica come crisi di realtà condivisa. Approfondimento e video integrale nell’articolo dedicato, in fondo alla pagina.
Giuseppe Longo e Sara Longo: matematica e arte
Partendo dall’ultima tappa del poema, che denuncia la riduzione dell’intelligenza umana a una sequenza di 0 e 1, è andato in scena un passo a due tra matematica e arte. Giuseppe Longo ha seguito il filo della matematica, da Euclide a Gödel, Church e Turing, fino alla critica della biologia genocentrica e dell’intelligenza artificiale. Sara Longo ha seguito quello della pittura, dalla prospettiva rinascimentale all’astrazione del Novecento, chiedendo che ne sia degli artisti - se studiare il computer come un vivente porta a studiare l’umano come una macchina. Ne è nata la nozione di artificio intelligente, che definisce l’opera d’arte come un fingere che pensa. Approfondimento e video integrale nell’articolo dedicato, in fondo alla pagina.
Giorgio Bonaccorso: corpo e conoscenza
Bonaccorso ha intrecciato teologia, filosofia, scienze e arti, nella sua «critica della ragione impura»: non esiste una ragione pura, come non esiste una fede pura, e lo studioso non può dimenticare di appartenere al mondo che indaga. Accennando anche a ricerche neuroscientifiche, Bonaccorso ha dunque affermato che il vero soggetto pensante non è il cervello ma il corpo, a sua volta immerso in un ecosistema. Parimenti, ha evidenziato come l’esperienza immersiva preceda e consenta l’astrazione, superando la separazione tra soggetto e oggetto, mente e corpo. Uno stesso modello vale allora tanto per l’esperienza religiosa, il «Logos che si fa carne», quanto per quella scientifica: la scommessa della conoscenza è la fedeltà allo «stare dentro» (immersione) e allo «stare con» (relazione). Approfondimento e video integrale nell’articolo dedicato, in fondo alla pagina.
Francesco Chillemi: laboratorio transdisciplinare
Chillemi espone la visione educativa di SOPHIA NOVA: «la formazione è riflessione incarnata in azione; conoscere è diventare se stessi». Un sapere frammentato genera persone frammentate, e i sistemi educativi attuali tendono a trasferire competenze separate, per professioni destinate a cambiare o ad essere automatizzate. Nasce così P.A.I.D.E.I.A., laboratorio per la scuola secondaria che potenzia ciò che nessuna intelligenza artificiale potrà apprendere né replicare: metariflessione, pensiero trasversale, intuizione, relazione e invenzione. Il metodo è trasformativo e rovescia la cronologia: parte da un elemento del presente per risalire alla sua origine, immergendo gli studenti in un’altra epoca. Approfondimento e video integrale nell’articolo dedicato, in fondo alla pagina.
Il poema audiovisivo
«L’astrazione è lo strumento più potente, ma è un inganno se ci appare trasparente.»
Un viaggio lampo nel tempo
Ispirato alla teoresi del filosofo Carlo Sini e all’epistemologia del matematico Giuseppe Longo, il poema audiovisivo L’ENIGMA UMANO: IL SAPERE E LA SUA OMBRA è un viaggio nella genealogia del sapere occidentale, tra la potenza e la malia dell’astrazione: dalle pitture rupestri alle scritture ideografiche, fino all’alfabeto; dalla filosofia e dalla matematica in Grecia antica alla scienza moderna, fino ai riduzionismi odierni del corpo a macchina biologica e del pensiero a rete computabile. Una narrazione immersiva, rigorosa, poetica e immaginifica, da Platone a Galileo fino a Gödel, Turing e la presunta AI.
La tesi
Ogni forma del sapere non rivela la realtà: la configura. Filosofia, logica, matematica, scienza e informatica non sono specchi del mondo, ma lenti che lo plasmano. L’astrazione è lo strumento più potente, ma è un inganno se ci appare trasparente. È questa l’ombra che l’opera invita a guardare, per non finire preda dei dogmatismi odierni. Da qui l’esigenza di unire gli sguardi disciplinari, distinti eppure reciprocamente necessari.
Il limite delle macchine
L’AI non apprende, sovrascrive: elabora correlazioni su ciò che è già stato scritto e non può eccedere il proprio codice. Gödel e Turing lo hanno dimostrato: nessun sistema formale può fondare se stesso. L’intelligenza che ha inventato quelle scritture non può essere misurata da esse. L’intelligenza umana eccede sempre ogni formalizzazione precostituita.
La posta in gioco
Se accettiamo che pensare significhi computare, avremo già ridotto noi stessi. L’opera non demonizza la tecnologia, ne guarda poteri e limiti. Il pensiero umano è gesto, incanto, intuizione e relazione: l’imprevisto che nessun sistema, nessuna teoria potrà mai prevedere. Il genio umano è inconoscibile.
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